Tre strumenti on line per estrarre indirizzi mail da semplice testo

Ecco un articolo che spiega come estrarre indirizzi email contenuti e dispersi e “annegati” in qualunque tipologia di testo.

In particolare questi strumenti, gratuiti e online, possono

  1. Estrarre le email senza ripetere la stessa email;
  2. Visualizzare le email totali estratte;
  3. Selezionare il separatore per ogni email (o inserirne uno personale);
  4. raggruppare E-mail in un numero specificato da te. Ogni gruppo è separato da una nuova linea;
  5. ordinare le email in ordine alfabetico
  6. estrarre o escludere e-mail contenente solo una certa stringa;
  7. estrarre indirizzi web invece di indirizzi email.

Ecco il link all’articolo:

https://docs.google.com/document/d/1DbJfjlq_05DcZUzeohFfrlOJcOVYvUUag_B4tAInISU/edit?usp=sharing

 

Due strumenti per creare la propria bibliografia

Quanto vale una bibliografia?

Neanche io capivo, allorché mi accingevo a redigere la mia tesi di laurea nel lontano 1995, il motivo per cui la “bibliografia” rivestisse un ruolo così basilare nella stesura del compito accademico per eccellenza.
L’ho scoperto tanti anni dopo, lavorando, e operando commistioni tra uno strumento così antico del quale si perdono le tracce e le sue evoluzioni attuali: content curation, social bookmarking, link sharing etc.
Oggi le bibliografie si costruiscono con dei software specifici che prendono il nome di C.M. o R.M. (Citation/Reference manager) cui aggiungere o meno una S finale (system) (vedi nota 1).
Zotero, ad esempio, è uno di questi e permette, rispetto ai riferimenti bibliografici, di:
individuarli in modo automatico su una qualunque pagina web e tra i metadati della stessa (libri, articoli, presentazioni, video, etc.),
scaricarli attraverso un plugin-in del browser,
incorporarli in un database presente sul pc,
sincronizzarli in cloud con il proprio account su Zotero.org,
richiamarli all’occorrenza sul proprio wordprocessor preferito,
integrarli con il testo secondo gli stili più diffusi (e meno diffusi), creare in automatico le bibliografie che possono essere modificate anche in corso d’opera.
Più facile a farsi che a dirsi, ve lo assicuro.
Il software permette altresì di incorporare interi documenti e, soprattutto, di cercare in ogni voce del database comprese le note e i tag che possono essere personalizzate e modificate.
Zotero permette anche di importare in formato RDF (non è un errore) che, guarda caso è anche il secondo (il primo è il formato html) dei due formati di esportazione che usa Pearltrees (il mio preferito tra gli strumenti di social bookmarking). Questo significa che, pochi semplici passaggi, io posso inglobare quanto creato in Pearltrees (a tutt’oggi la mia raccolta sfiora i 3000 link divisi e diversificati in oltre 170 raccolte-cartelle-categorie) all’interno di Zotero sfruttando il potentissimo motore di ricerca interno del software.
In fondo allego, a mo’ di esempio, il risultato della query che ha come chiave di ricerca “video didattica”, il risultato tiene conto sia di quanto da me raccolto attraverso Zotero (indicazione bibliografica completa in Chicago Style) sia di quanto raccolto con Pearltrees (semplice link) e successivamente importato in Zotero, sia di quanto da me annotato a margine delle indicazioni bibliografiche.
Tempi di esecuzione circa 8 secondi, compreso il copia ed incolla su questa pagina
Arrivederci

 

 

 

«AulaBlog: I Video nella Didattica – Seconda Parte: Creare e Gestire Lezioni, Quizzes, Discussioni con i Video», s.d.
«AulaBlog: I Video nella Didattica – Seconda Parte: Creare e Gestire Lezioni, Quizzes, Discussioni con i Video». Consultato 9 maggio 2015. http://gianfrancomarini.blogspot.com/2015/01/i-video-nella-didattica-seconda-parte.html.
«AulaBlog: I Video nella Didattica – Seconda Parte: Creare e Gestire Lezioni, Quizzes, Discussioni con i Video». Consultato 9 maggio 2015. http://gianfrancomarini.blogspot.com/2015/01/i-video-nella-didattica-seconda-parte.html.
Bonaiuti, Giovanni. Didattica attiva con i video digitali: Metodi, tecnologie, strumenti per apprendere in classe e in rete. Edizioni Erickson, 2010.
Bonaiuti, Giovanni, e Giuliano Vivanet. «L’utilizzo della rete per la ricerca di informazioni affidabili». Form@ re-Open Journal per la formazione in rete 13, n. 2 (2013): 129–143.
Bottino, Rosa, e Augusto Chioccariello. «Computational Thinking: videogames, educational robotics, and other powerful ideas to think with». KEYCIT 2014: key competencies in informatics and ICT 7 (2015): 301.
Calvani, Antonio. Per un’istruzione evidence based. Analisi teorico-metodologica internazionale sulle didattiche efficaci e inclusive. Edizioni Erickson, 2012. https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=gHY_m26DYv8C&oi=fnd&pg=PA5&dq=evidence+based+education+italiano&ots=hLqV5R-gQ9&sig=qwuz8WXm4epefTpX6ZCdlpHqJN0.
«classifica e organizzazione gerarchica di motori di ricerca verticali, repository, risor didattiche», s.d.
«Didattica & Social Software». Consultato 5 aprile 2014. http://didaduezero.blogspot.it/.
Dominici, Marco. «Il digital education day e le dieci tesi di Rivoltella su scuola e tecnologie». Medium, 28 maggio 2015. https://medium.com/il-digitale-e-la-scuola/il-digital-education-day-e-le-dieci-tesi-di-rivoltella-su-scuola-e-tecnologie-6f21e4daaf71.
«elenco di 10 esempi di CNV da tenere in classe», s.d.
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«isfol_03m0920.pdf», s.d.
«le 10 tesi di Rivoltella», s.d.
«Lim e strategie didattiche Un primo approccio e qualche esempio LAPPROCCIO STRUTTURALE. – ppt scaricare». Consultato 6 dicembre 2016. http://slideplayer.it/slide/934731/.
LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DI QUALITÀ DEL SOFTWARE DIDATTICO NELL’E-LEARNING, s.d.
Mazza, Simone. Video in classe. Simone Mazza, 2013.
———. Video in classe con app e cloud. Simone Mazza, 2014.
«Medium Snapshot». Consultato 28 settembre 2015. https://medium.com/il-digitale-e-la-scuola/il-digital-education-day-e-le-dieci-tesi-di-rivoltella-su-scuola-e-tecnologie-6f21e4daaf71.
«Non abbiamo bisogno di creare nuovi contenuti digitali — Ce ne sono già abbastanza, e di qualità. Le esperienze di self », s.d.
«Ottima inforgrafica da prendere ad esempio.», s.d.
«Ottimo anche per la spiegazione sulle webquest con esempi», s.d.
«parla del metodo big 6», s.d.
«[PDF] da erickson.it». Consultato 9 ottobre 2015. http://shop.erickson.it/front4/Image/Products%5CLIBRO_978-88-590-0025-9_Z556_Per-un-istruzione-evidence-based%5CPdf%5CSFO_978-88-590-0025-9_Per-un-istruzione-evidence-based.pdf.
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«[PDF] da units.it». Consultato 16 marzo 2016. http://moodle2.units.it/pluginfile.php/16915/mod_resource/content/1/TAV%20intro.pdf.
Perego, Elisa. La traduzione audiovisiva. Carocci, 2005. http://moodle2.units.it/pluginfile.php/16915/mod_resource/content/1/TAV%20intro.pdf.
«perfetto come impostazione, da copiare per la parte introduttiva.», s.d.
«Presentazione sul tema: “Lim e strategie didattiche Un primo approccio e qualche esempio LAPPROCCIO STRUTTURALE.”— Trans», s.d.
«Prof Digitale ~ Imparare a cercare su Google in 5 mosse ~». Prof Digitale (blog). Consultato 25 marzo 2015. http://profdigitale.com/imparare-cercare-su-google/.
«Qualche strumento di PRONTO INTERVENTO in classe». Consultato 20 febbraio 2015. http://www.metadidattica.com/2012/10/20/qualche-strumento-di-pronto-intervento-in-classe/.
Ranieri, Maria. «“Internauti non si nasce, ma si diventa!” Un percorso media-educativo per la scuola secondaria di primo grado». Form@re – Open Journal per la formazione in rete 10, n. 70 (dicembre 2012): 45–53. https://doi.org/10.13128/formare-12536.
———. «Le competenze digitali dei giovani ricercatori. Quadro teorico, modelli di analisi, proposte formative». Consultato 25 maggio 2014. http://www.siped.it/wp-content/uploads/2014/04/Pedagogia_oggi-1-2014-finale.180-198.pdf.
«Ranieri – Le competenze digitali dei giovani ricercatori. Qu.pdf». Consultato 25 maggio 2014. http://www.siped.it/wp-content/uploads/2014/04/Pedagogia_oggi-1-2014-finale.180-198.pdf.
Scuola dell’infanzia e Scuola primaria per il Concorso a Cattedra 2016. Consultato 4 marzo 2016. http://www.simone.it/catalogo/v526_a.htm.
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«Snapshot». Consultato 9 ottobre 2015. https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=gHY_m26DYv8C&oi=fnd&pg=PA5&dq=evidence+based+education+italiano&ots=hLqV5R-gQ9&sig=qwuz8WXm4epefTpX6ZCdlpHqJN0#v=onepage&q=evidence%20based%20education%20italiano&f=false.
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«Snapshot». Consultato 27 maggio 2015. http://www.pearson.it/percorso-didattico-ricerca-web.
Stasio, Margherita Di. «Digital content curation: new (in)formation tools». Qwerty – Open and Interdisciplinary Journal of Technology, Culture and Education 10, n. 2 (28 dicembre 2015): 46–62.
Testoni, Laura. «Digital curation e content curation: due risposte alla complessità dell’infosfera digitale che ci circonda, due sfide per i bibliotecari». Bibliotime 16, n. 1 (2013). http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xvi-1/testoni.htm.
«Trascrizione del capitolo relativo alla content curation», s.d.
«Un percorso didattico per la ricerca nel web». Pearson Italia S.p.A. Consultato 27 maggio 2015. http://www.pearson.it/percorso-didattico-ricerca-web.
«Un video tutorial che spiega come creare un video con l’Editor Video di YouTube | Didattica Orizzonte Scuola | Lim e dintorni», s.d.
«Un video tutorial che spiega come creare un video con l’Editor Video di YouTube | Didattica Orizzonte Scuola | Lim e dintorni». Consultato 30 settembre 2015. https://lavagna.wordpress.com/2015/09/29/un-video-tutorial-che-spiega-come-creare-un-video-con-leditor-video-di-youtube-didattica-orizzonte-scuola/.
«Utile per supportare Rivoltella sulla necessità di cercare utilizzare e segnalare in rete pouttosto che costruire», s.d.
Vajola, Patrizia. «Una mappa per la formazione digitale degli insegnanti | Bricks | ISSN: 2239-6187», settembre 2015. http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=5993.
«Video e didattica», s.d.
Vinci, Vivana. «Percorsi di ricerca-formazione “utili” agli insegnanti Fra Education Benchmarks 2020 e prospettive di ricerca evidence-based». FORMAZIONE & INSEGNAMENTO. Rivista internazionale di Scienze dell’educazione e della formazione 9, n. 3 (2014): 133–140.
Vivanet, Giuliano. «Open Educational Resources: strategie di ricerca e selezione». Form@ re-Open Journal per la formazione in rete 14, n. 1 (2014): 71–85.
«Wevideo: Video Storytelling – Diario di un’esperienza di didattica attiva», s.d.
«Wevideo: Video Storytelling – Diario di un’esperienza di didattica attiva». Consultato 9 maggio 2015. https://insegnantiduepuntozero.wordpress.com/2015/03/14/video-storytelling-diario-di-unesperienza-di-didattica-attiva/.
«Wevideo: Video Storytelling – Diario di un’esperienza di didattica attiva». Consultato 9 maggio 2015. https://insegnantiduepuntozero.wordpress.com/2015/03/14/video-storytelling-diario-di-unesperienza-di-didattica-attiva/.

 

 

1 )  vedi un approfondimento alla raccolta http://www.pearltrees.com/mfesteggiante/c-m-citation-reference-manager/id16607491

Di Prezi di Power Point e di altre sciocchezze

Leggere anche le slide all'indirizzo: https://www.slideshare.net/asevenstern/prezi-sucks
Chiedo scusa per la volgarità! 🙂 Si vedano a proposito le slide all’indirizzo https://www.slideshare.net/asevenstern/prezi-sucks

 

Rispolvero un vecchio album di Guccini per il titolo di questo mio intervento. Visto, oltretutto, che tutti “conoscono” Power Point (1), mi limiterò ad esaminare, in particolare, uno strumento di moda da qualche anno: Prezi.

Conobbi Prezi ed ebbi modo di usarlo già nel 2011 a soli due anni dalla sua nascita. Come tutti, mi aveva affascinato il suo nuovo modo di muoversi tra nodi concettuali ed organizzare una presentazione.

Purtroppo, però, me ne sono allontanato quasi subito. Il motivo è presto detto: il fatto di non poter riutilizzare il materiale prodotto, non poter “cannibalizzare” il proprio lavoro né poterlo fondere (o farlo con forti limitazioni) con quanto già prodotto da me o da altri è un limite secondo me invalicabile.

Usare Prezi costringe a fare un buon lavoro di grafica, quasi “un’opera d’arte”, ma che purtroppo rimane confinato all’interno della piattaforma o può essere esportato con modalità che difficilmente interagiscono con altri contesti formativi. Tutti noi abbiamo usato/modificato/inglobato slide da varie fonti (2); questo permette, facilmente di creare nuove presentazioni a partire da materiale già in nostro possesso (o trovato in rete(3)) con il conseguente risparmio di tempo. Ebbene questo non può essere fatto con Prezi o può essere fatto con molte difficoltà.

Tali difficoltà, che definiremmo “tecniche”, nascono, anche, dalla tecnologia usata da Prezi, fondamentalmente basata su flash (vedi anche la nota 7).

Il secondo problema riguarda l’uso comunicativo dello strumento. Viviamo in un mondo in cui, a distanza di 30 (trenta!) anni dalla nascita, in pratica qualche era geologica fa, ancora la maggior parte di chi usa Power Point lo fa malissimo. In rete esiste un vero e proprio movimento anti Power Point (4 )che non fa altro che sottolineare come, spesso, il software della Microsoft (e affini) viene usato così male tanto da provocare la “morte” culturale di chi è costretto a seguire gli interventi prodotti con esso. Come dice Cristina Rigutto: “Usato nel modo giusto, PowerPoint è un software potentissimo… il problema è che spesso non viene adoperato come strumento per rendere più efficace la comunicazione, ma solo come supporto per il relatore. E anche le persone che NON conoscono l’abc della grafica e della comunicazione ritengono in questo modo di poter comunicare. Ma non basta certo una presentazione per trasformarsi in oratori”. “La soluzione quindi non è tornare al cavalletto, ma è imparare a comunicare attraverso gli strumenti”(5).

Ecco, il punto è proprio questo: chi usa le slide di PowerPoint lo fa senza conoscere la regole del linguaggio iconico-pittorico e combina dei danni che si ripercuotono sull’uditorio (6). Altri usano PowerPoint come se fosse la succursale di WORD, ovvero scambiando le slide per un foglio di testo, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare e che abbiamo, spesso, vissuto sulla nostra pelle.

Nel caso di Prezi oltre a tutti questi problemi si sommano quelli relativi ai linguaggi cinematografici (uso dello spazio, delle inquadrature ma soprattutto uso dei movimenti di macchina) e dei linguaggi architettonici.

Prezi obbliga chi lo usa (pena un uso approssimativo se non controproducente ai fini della comunicazione) ad avere chiara la struttura del proprio intervento, a riportare su un foglio (potenzialmente “infinito”) i concetti che si vogliono esprimere e a disporli nello spazio così come nel tempo. L’uso accorto dello spazio e del tempo sono un’unità inscindibile in Prezi. Chi non comprende questo userà Prezi come una brutta imitazione di PowerPoint (ovvero una sequenza di slide disposte nello spazio in modo casuale anzichè in modo sequenziale).

Prezi obbliga altresì a muoversi tra i nodi concettuali con movimenti di macchina che vanno compresi, padroneggiati, usati in modo comunicativamente adeguato e non, come accade nel 90% dei casi, in modo casuale.

Il “mal di testa” e/o la “sensazione di nausea” sono spesso ciò che gli astanti portano con se alla fine di un intervento seguito con Prezi, non i nodi concettuali, non i contenuti né, tanto meno, la struttura dell’intervento.

Riassumendo

Prezi presenta pregi e difetti

Pregi:

  • accattivante;
  • riesce a dare una visione di insieme che con PP o similari non è possibile
  • è possibile usarlo anche in modalità BYOD

Difetti:

  • tecnici:
    • la tecnologia è basata su flash e spesso questo può creare problemi (7);
    • funziona bene in presenza di una buona connessione, possono esserci problemi nel farlo funzionare off-line (cosa comunque possibile)
    • l’importazione/esportazione del proprio lavoro o, soprattutto, parte di esso è farraginosa e fortemente limitata,
  • comunicazione
    • sarebbe necessario possedere competenze di comunicazione visiva, oltre che grafico pittorico, anche di tipo dinamico (cinematografico: tagli, sequenze, movimenti di macchina)
    • è necessario organizzare la presentazione con modalità comunicative differenti trovando (se c’è) una struttura forte nel proprio intervento, struttura che rappresenta il 60% della comunicazione

 

Conclusioni

Prezi (e affini (8)) sono insostituibili allorché abbiamo la necessità di far emergere una forte struttura in quanto stiamo presentando e, solo secondariamente, i concetti che la compongono. Prezi è consigliabile quando vogliamo approfondire un concetto sottolineando come questo presenti tante sfaccettature.

In tutti gli altri casi meglio rivolgersi a strumenti diversi (9) che garantiscono semplicità, interoperabilità, possibilità di importare ed esportare, un buon supporto, magari, al lavoro online (10) o, in ultima analisi, possiamo rispolverare il caro vecchio PP o, meglio, la sua controparte open source il cui nome sarà l’ultima parola di questa mia analisi: IMPRESS.

MARCELLO FESTEGGIANTE

__________________________________________________________

 

NOTE

1 Non è così, basta aver seguito solo pochi interventi a qualsivoglia convegno/corsodiformazione/interventoalcollegiodocenti. Per approdondire http://www.pearltrees.com/mfesteggiante/morire-di-power-point/id16423117

2 Io stesso uso molto repository come SlideShare, SlideBoom, Scribd, etc.

3 Tenendo conto del copyright

4 http://www.anti-powerpoint-party.com/it

5 http://www.lastampa.it/2011/07/09/tecnologia/la-svizzera-contro-le-slide-animate-nasce-il-partito-anti-powerpoint-riiFwm0qSnmVu7po2X7KRJ/pagina.html

6 https://www.sergiogridelli.it/2016/03/29/10-modi-evitare-morire-powerpoint-un-congresso/

7 Per l’esattezza: “Prezi è sviluppato in Adobe Flash, Adobe AIR sulla base di Django. Quindi è compatibile con la maggior parte dei moderni computer e programmi di navigazione web. Tuttavia, non risponde agli standars web, il che rende necessaria l’installazione del Adobe Flash plug-in. Dal luglio 2014 è possibile utilizzare Prezi senza Adobe Flash, utilizzando solamente JavaScript” fonte Wipedia

8 Sto pensando, ade esempio, a MINDOMO che obbliga, in primis, alla creazione di una mappa concettuale e solo dopo alla sua presentazione (in stile Prezi) con l’uso di movimenti di macchina e zoom.

9 Ho catalogato molti di questi strumenti in una raccolta: http://www.pearltrees.com/mfesteggiante/presentare-presentation/id14169106

10 A qualcuno sovviene Google Slide?

Di percorsi abbreviati, alunni competenti e insegnanti efficaci: cosa significa educare oggi? – ROARS

…la pratica educativa contribuisce a definire i bisogni educativi degli studenti stessi. Insomma, non si va a Scuola come si va dal medico per curarsi. Insegnare è muovere al di là di ciò che lo studente immagina di volere, è anche aprire nuovi orizzonti, concorrere a costruire il desiderio di ciò che è desiderabile…

..l’educazione non è una questione individuale. La conoscenza nasce dalla “perturbazione” provocata dall’Altro (l’adulto, il Maestro) in un contesto collettivo (la classe) e sociale (il territorio). Non si apprende solo per lavorare. Si impara a diventare qualcos’altro. Per questo gli insegnanti pubblici devono resistere e continuare ad affermare il diritto dei giovani di sognare...

Intero articolo da leggere con attenzione.

https://www.roars.it/online/di-percorsi-abbreviati-alunni-competenti-e-insegnanti-efficaci-cosa-significa-educare-oggi/

Adottare la rete

La scuola, inutile girarci attorno, è costruita da secoli dentro la forma libro, o se si preferisce la forma testo. Il testo è nella sua testa di scuola, e nella testa di tutti i suoi addetti e in quella dei suoi fruitori, diretti e no...

…Una forma, non l’unica possibile. Altre forme ci sono. Lo si capisce sforzandosi di uscire da vincolo, senza paura di trovarci il nulla...

nella rete ci sono elementi, e non pochi, di messa in discussionedell’unicità di quella forma

Riconoscere e accettare tutto questo non significa svalutare il paradigma testuale, significa non vederlo più come matrice esclusiva del sapere scolastico...

Continua al link

https://medium.com/nuovi-media-nuovamente/adottare-la-rete-a9d7711b766c

Leggere al telefono: lo smartphone fra bovarismo ed empatia

l’uso del telefono come supporto per la lettura di contenuti fino a ieri destinati ai libri tradizionalmente intesi, e in modo ancora più specifico di testi letterari e in particolare di romanzi.

Già tre anni fa, secondo una ricerca Nielsen, il 54% dei consumatori di libri negli stati Uniti dichiarava di avere utilizzato il proprio smartphone per leggere un libro almeno una volta (ma un libro su uno smartphone è ancora un libro?). E nel 2015 il 12% degli acquirenti di libro intervistati indicava nel telefono il proprio strumento di lettura principale. Del resto il fenomeno di Wattpad è sotto i nostri occhi: una comunità di oltre 45 milioni di persone, per lo più adolescenti o postadolescenti, che leggono sistematicamente contenuti di fiction sul cellulare: racconti fantasy, storie d’amore più o meno romantiche, opere di fantascienza e molto altro…

https://www.twletteratura.org/2017/09/leggere-al-telefono/

Tecnologie e didattica